Barcellona

Ancora una volta la sveglia non ha fatto il suo dovere, no perchè non abbia suonato in orario ma per il fatto che come di consueto l’ho preceduta, aprendo gli occhi prima che suonasse: ore 6:00 a.m del 7 Dicembre 2011. Anche quest’anno Sant’Ambrogio ci ha concesso la possibilità di goderci un lungo ponte. Incontro per le ore 7:00 in stazione dove mi aspettano Lindo e Danilo pronti per prendere il treno diretto a Malpensa. Giunti in aeroporto, sbrighiamo le classiche pratiche di svestizione al check in e ci dirigiamo verso il gate A5 dove il monitor mostra a display la nostra destinazione: Barcellona.

DSCN0821Il clima è dalla nostra, il cielo si veste di azzurro e il sole riscalda timidamente una giornata che sembra distante mesi dal tipico Dicembre milanese. Persino il Santo meneghino, dietro permesso di San Gennaro, indossa i colori partenopei ed i giornali del duty free, a caratteri cubitali, riportano in prima pagina: Napoli, fai la storia. Ebbene si, a qualche centinaio di chilometri da Barcellona, contro il Villareal, il nostro Napoli si giocherà gli ottavi di finale di Champions mai raggiunti prima.

Arrivati a destinazione, Lindo (grande luminare della lingua iberica) mi fa notare che ovunque sono riportare indicazioni in catalano, oltre all’inglese e castillano. Quest’ultima (castigliano) è la lingua ufficiale della Spagna, ma vengono parlate altre lingue che hanno statuti differenti: catalano, basco, galiziano, aranese e valenciano. Quest’ultimo considerato un dialetto del catalano.

DSCN0857Con un autobus arriviamo al centro e ci dirigiamo con la metro (linea viola) a Passeig de Gracia. Da qui cambio con la linea gialla per giungere alla fermata Girona dove abbiamo il nostro ostello. Beh, non chiamatelo ostello. In effetti, il Violeta Hostel è frutto della mente di due giovani architetti, di cui uno italiano, che grazie alla loro creatività e al loro approccio in stile minimal hanno ristrutturato ed arredato una decina di camere in un palazzo ottocentesco di 5 piani. Oltretutto in camera noto che sui letti federe e copri piumini sono gli stessi che ho in camera mia. Modestia a parte…un pò di stile e di gusto (anche se qualcuno dubita) anche a me non mancano.

A proposito di gusto, a quanto pare il nostro stomaco comincia a lamentarsi. E’ ora di pranzo. Lasciamo il nostro alloggio minimalist style e moderno, per raggiungere in 10 minuti (a piedi) La Rambla. Noto viale di Barcellona, collega Plaça de Catalunya con il porto antico.  Il termine Rambla deriva dall’arabo “raml” (sabbia) e designa una strada ricavata da un corso d’acqua asciutto, interrato e coperto. Lungo circa 1500 m, al margine del Barri Gòtic (Quartiere Gotico), conduce fino al porto vecchio (Port Vell) in cui è presente un monumento dedicato a Cristoforo Colombo. Uno simile mi è capitato di vederlo a New York collocato nelle vicinanze di uno degli ingressi di Central Park. Alla fine del Port Vell si intravede la Rambla de Mar che porta a una grande area ludica denominata Maremàgnum un modernissimo complesso in vetro che contiene negozi, discoteche, terrazze e divertimenti di ogni genere,  in cui spicca la presenza dell’Acquario, il centro marino più importante al mondo per ciò che riguarda le specie mediterranee.

I nostri stomaci continuano ad avere la meglio su di noi. L’appetito prende il sopravvento sugli altri sensi e ci guida verso il Mercato de La Boqueria (o mercato di Sant Josep). Mercat de La Boqueria è il mercato più popolare della Spagna con le sue 300 e passa bancarelle. E’ anche uno dei più antichi, nato agli inizi del XVII secolo alle porte della città nella piana del Pla della Boqueria. Oggi la Boqueria non è solo un’attrazione turistica, ma anche un mercato dove si possono trovare prodotti altrimenti difficile da reperire.

Per un attimo la fame lascia spazio agli altri sensi. Infatti, all’ingresso del mercato, si viene subito rapiti dai colori e dai profumi sprigionati da ogni tipo di banco. Il rigore con cui sono disposti frutti, ortaggi, spezie e salumi. Arance che sembrano soldati disposti ordinatamente in fila con elmi colorati, fasci di asparagi assumono movenze simili a quelle delle ballerine del Teatro dell’Opera, enormi bicchieri trasparenti di frullati freschi alla frutta disegnano una tavolozza di colori da far invidia ai maestri dell’astrattismo. Ora che ogni senso ha avuto la sua parte, anche il gusto pretende la sua. Come biasimarlo. Ci sediamo su sgabelli di legno al bancone di un chiosco. Cominciamo con una fresca cerveza (birra), bunuelos de bacalao (zeppole di baccalà) servite su stuzzicadenti a mò di spiedino, chipirones (seppioline fritte) impanati e fritti davanti ai nostri occhi ipnotizzati dal gusto che sprigionano al solo pensiero. Quanta bontà regala il nostro Mediterraneo.

DSCN0941Soddisfatti ed appagati , ci trasciniamo dietro i nostri corpi appesantiti ed impigriti dal post pranzo. Un salto tra vicoli e vicoletti per poi bere un caffè nel bar all’angolo e fermarsi con la scusa di buttare un’occhiata a qualche vetrina per riposarsi. Tiriamo fino a sera per cenare con ottime tapas (varietà di preparazioni alimentari tipiche della cucina spagnola che vengono consumate come aperitivi o antipasti) e l’immancabile Sangria.

DSCN1104L’indomani ci sembra di vivere una tipica giornata primaverile. Dicembre sembra non avere voce in capitolo. Noleggiamo delle bici e si va in giro per La Barceloneta, un salto sulla sabbia a godersi il sole per poi continuare il giro della città. Una capatina alla Sagrada Familia e, camminando per la città, le opere di Gaudì ti rapiscono all’improvviso scaraventandoti nei giardini dalle architetture fumettistiche e dai colori vivaci di Park Guell o portandoti a metà strada tra lo stravagante e il visionario delle sue case (Pedrera, Batllò). Una passeggiata a metà strada tra il sogno e la realtà.

Non mi rendevo conto che quello era solo l’inizio. Ebbene si, perchè fino ad ora mi sonoDSCN1240 limitato a scrivere di cose che forum e guide possono suggerire di fare e vedere. Ma nel mentre realizzo la stravaganza e l’espressione più bizzarra ed emblematica di Barcellona, un artista tanto creativo quanto folle comincia a disegnare per me. Lo conosco bene quell’artista. Comincia con tratti decisi a tracciare linee e profili di un quartiere:  El Born. Si diverte a colorare il cielo di un blu notte per poi accendervi una quantità infinita di luci a forma di stelle.

La DSCN1250creatività è ormai parte di sè. Quell’artista mi prende per la giacca per scagliarmi al centro della sua opera. Una piazza, della musica folk e si balla in cerchio. La musica è incalzante ed io sotto lo sguardo compiaciuto di quell’artista mi lascio andare. C’è solo spazio per sorridere ed apprendere i passi che alcune persone mi mostrano. Non puoi che ricambiare con un sorriso, un inchino e prendere sotto braccio il prossimo. Quell’artista stava disegnando per me: io, protagonista della sua opera. Ma per ogni opera che si rispetti e perchè il protagonista abbia il suo giusto significato, quell’artista tanto creativo quanto folle aveva pensato bene di lasciarlo vagare per le strade di Barcellona sotto lo sguardo vigile di una Luna nel pieno della sua bellezza perchè potesse scrutare quello che stesse per fare. Quello che in ogni storia si concretizza con una frase: lui incontra lei. Quel dannatissimo artista tanto folle quanto creativo aveva pensato bene di tracciare una serie di strade, vicoli e vicoletti perchè lui potesse giungere a lei. E quella Luna piena, riflettore di un inizio di un nuovo atto, ha portato a termine la propria missione dopo qualche anno posando il proprio sguardo sulle ante in legno di una camera, un letto e due corpi nudi stretti in un abbraccio in una notte di mezza estate.

Grazie Barcellona.

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