Un viaggio chiamato Vita

…non aver paura di perderti…perchè è quando ti perdi che ritrovi e conosci a fondo te stesso“. Concludevo con questa nota uno dei miei ultimi post. E nel mentre la scrivevo un’orda di idee invadeva, come antiche truppe tribali, la mia mente. Sorge spontaneo chiedersi: quando ci si accorge si essersi persi? persi rispetto a cosa? solo perchè si è usciti fuori dalla rotta disegnata con una stilo sulla nostra bella mappa è lecito definirsi “smarriti” o “persi”? E se quel percorso l’avesse tracciato qualcun altro al posto nostro? E se quella strada non fosse per noi idonea? Forse è proprio qui che comincia il bello del gioco. Forse è proprio da questi interrogativi che comincia quel gioco chiamato vita. In un flash, ti ritrovi seduto ad un tavolo da poker dove nuvole di fumo di sigaretta disegnano il profilo dei tuoi antagonisti e lasciano filtrare appena i loro sguardi. In quel gioco chiamato vita sono i dubbi e le incertezze ad aprire la mano. Prima come avversari e poi in qualità di possenti compagni di avventura, sono i dubbi e le incertezze che cominciano a dar vigore alle tue vene che come idranti ti iniettano dosi di adrenalina. Senti la vita scorrere nel tuo corpo. Sono i dubbi e le incertezze che ti fanno sentire vivo. Mettersi in discussione e trattenere il respiro prima del salto nel vuoto. Seguire con la dovuta logica la tua irrazionalità. Agli occhi di molti quella irrazionalità non è che una forma come un’altra di egoismo o, ancor peggio, di egocentrismo. Forse gli stessi che hanno tracciato per noi quella linea sulla mappa della nostra vita, sulla strada delle nostre scelte. Su quella strada fatta di scelte prendi la tua decisione seguendo inconsciamente schemi e pregiudizi che altri hanno elaborato al posto tuo. Ad ogni casello paghi il tuo dazio presentando il tuo bel biglietto ritirato al terminal precedente. Quel pezzo di carta che attesti che tu sia passato per le dovute tappe, lungo i prestabiliti check point. Non importa quanta sia l’esperienza che raccontano i tuoi occhi o la forza della vita che pompa nelle tue braccia. Se non hai quel pezzettino di carta, il casellante è tenuto a redigere il suo bel rapportino e tu a pagare più del dovuto. Quella tratta delineata dagli stessi che dagli interni in pelle delle proprie auto che lucidano a dovere di Domenica e con bagagliai a mò di vetrina espositiva di trolley e beauty case percorrono sinuose strade ben asfaltate. In fila con altri che, come loro, percorrono quelle stesse rotte. Gli stessi che, come loro, sono in coda per rifornirsi alla prossima stazione di servizio. Gli stessi che, come loro, alla richiesta di un’indicazione rispondono: <<Seguimi, anche io sto andando lì>>.

images (4)Come in una catena di montaggio dove ogni singolo elemento ed ogni unità da assemblare segue la sua linea. Non sono loro a muoversi nonostante si spostino da un punto all’altro, ma a muoversi è il nastro che li trasporta. Come quel vecchio tram numero 5 che ogni mattina alle 8:20 ti porta in Centrale seguendo quei binari che qualcun altro ha messo lì per te. Come quella affollatissima metro che ogni mattina ti porta dove ti ha lasciato il giorno prima. In quei vagoni puoi vedere tutti gli attori protagonisti e leggere sulle loro teste come in una nuvola stile fumetto: <<Seguici, anche noi stiamo andando lì>>. Come quel convoglio che nel viaggio della vita effettua le sue dovute fermate: un diploma, una laurea, un posto di lavoro fisso, una casa, una sicura pensione. Tra passeggeri arrendevoli e pendolari fatalisti, qualcuno sfoglia riviste di posti esotici, qualcun altro legge articoli di giornali in cui il “pazzo” di turno ha deciso di abbandonare la corsia di sorpasso sulla quale tutti si affannano a rincorrersi per poi superarsi. Trascorrere parte della giornata in scatole bianche popolate da desk, monitor e appendiabiti di fine fattura per poi rientrare di sera in una scatola arredata con gusto che, nella maggior parte dei casi, è di proprietà di una banca. Quel folle che qualche tempo fa sedeva tra loro, sfogliava pagine di giornali e sognava ad occhi aperti la sua strada. Tra una fermata e l’altra quel matto ha deciso di saltare giù da quel vagone e percorrere uno sterrato. Ha deciso di cominciare a vivere. Costeggiare i binari per poi, a poco a poco, allontanarsene. Si allontana da quelle strade sinuose ben lastricate e trafficate. La maggior parte di loro è lì. Li distingui solo per i diversi colori delle auto o dei trolley e beauty case. Eh sì. Guardano lui. Lui che con uno zaino, una t-shirt e scarponi cammina su una strada fatta di terra e ciuffi di vegetazione selvaggia. Senza alcuna indicazione. Senza un percorso ben definito. Lo guardano con un’ammirazione travestita da disprezzo. Cosa ci fa restare immobili? Paura di cambiare o assuefazione? E’ scritto nel nostro DNA? Qualcuno ce l’ha imposto? Lui di tutto ciò se ne frega e comincia a percorrere la strada di un nuovo viaggio chiamato vita.

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