Balcani

In ufficio in un tipico pomeriggio milanese. Gli occhi appesantiti dalla pausa pranzo appena terminata, un pugno sotto al mento a sorreggere la testa quasi stesse per staccarsi, la cravatta allentata per dare libertà al collo, il viso annebbiato dalla luce del display del pc. Prima di riprendere tabelle excel, workflow e calcoli…la mia testa comincia per l’n-sima volta a decollare verso mete e posti che forse manco esistono. A scrivere storie ed avventure alla Mark Twain o Herman Melville. Storie fatte di viaggi, incontri e culture diverse. Pochi minuti ancora prima di cominciare…apro un’immagine: la mappa dell’Europa. Mi si presenta come un foglio bianco su cui cominciare a disegnare con la testa rotte e percorsi immaginari. E’ solo questione di tempo perchè questi prendano forma e consistenza. Come quando da bambino su fogli bristol bianchi tracciavo linee prima con la punta metallica del compasso per poi vedere apparire il disegno al passaggio dei colori a cera. Eccolo lì, prendere forma il mio prossimo viaggio fatto di piccoli obiettivi e mete a me sconosciute. Vado a Istanbul passando per i Balcani…e ci vado da solo col mio fedele zaino mimetico (quest’anno va di moda il mimetico), la mia amata fotocamera (una semplice compatta…che si sappia) e a tu per tu con la mia ombra.

Di seguito il percorso fatto nei Balcani prima di volare verso Istanbul qui (To Istanbul through Balkans) il mio video reportage che riporta pezzi e tracce di un’altra splendida avventura.

Europe Blog_1

Partenza 9 Agosto da Milano Centrale. Treno per Trieste da dove prenderò l’autobus per Zagabria (http://www.autostazionetrieste.it/). Il servizio è sospeso Domenica e Lunedì. L’ultimo bus parte alle ore 17:00 ed il costo del biglietto è di Euro 22,50 (più 1,50 Euro per prenotazione posto). Sono forse l’unico viaggiatore visto che sono circondato da un bel pò di signore sulla 50ina, dalle facce simpatiche, dalle conversazioni animate e dalle borse frigo piene di ogni odore e sapore. Evidentemente la maggior parte di loro lavora qui in Italia e approfitta del weekend per far rientro a casa. Cambio un pò di contanti, visto che i paesi che attraverserò non hanno ancora l’euro. Cominiciamo dalla Croazia dove 1 euro equivale a 7,20 kune.

ZAGABRIA: la Croazia fatta di cultura, archittettura e non solo…

Ore 21:00 sono alla stazione degli autobus di Zagabria. Con mappa alla mano ed indicazioni per raggiungere l’ostello prendo il Tram N.6  e dopo 6 fermate (circa 15 min) arrivo nella strada principale di Zagabria che costeggia la piazza Bano Josip Jelacic situata nella città alta (Gradec). Sono circa le 21.30 passate e nonostante sia da solo, i negozi siano chiusi e per strada poche persone mi sento a mio agio, una strana sensazione di calma e sicurezza. Trovo il mio ostello: Hobo Bear Hostel (http://www.hobobearhostel.com/home/). Ricercato su hostelworld sulla base delle recensioni e commenti. Scelta azzeccatissma!!!

ZagrebDecido di muovermi a piedi e in pochi minuti mi ritrovo in Via Tkalciceva (non me ne vogliano i croati e gli amanti delle lingue balcane se non uso i giusti accenti sulle “c”). Questa è una delle strade principali di Zagabria con bar, negozi, ristoranti e pub. In effetti ci vuole poco a comprenderlo visto che tutte le persone sono concentrate qui. In effetti al posto di questa via pittoresca un tempo scorreva un ruscello che divideva i due villaggi: l’ecclesiastico Kaptol (Città Bassa) e il laico Gradec (odierna Città Alta). Questi sono i due colli su cui, nel Medioevo, fu fondata la città di Zagabria. A causa dell’inquinamento il ruscello venne coperto e sopra di esso venne costruita la strada nella quale vengono riposizionati varie botteghe di artigianato, negozi, osterie.

Mi siedo ad un tavolino all’esterno di un bar e ordino la mia pivo (birra) e tempo 10 minuti mi ritrovo a chiacchierare con un ragazzo dell’Ecuador di nome Santiago anche lui in giro da solo (e anche lui ingegnere). Parliamo di tutto di più e ne approfitto per chiedergli qualche info per il mio prossimo viaggio in Sud America.

Zagabria veste i panni di una bellissima donna di mezza età, la cui eleganza è capace di ipnotizzarti e il suo profumo ammaliarti. Zagabria mostra la sua raffinatezza con cultura e bellezze architettoniche, da fare invidia alle sue cugine europee. Le facciate dei palazzi raccontano la sua storia dal passato tumultuoso, mentre le vie e le piazze della città testimoniano l’incontro di diverse culture fuse a delineare l’identità di questa metropoli. Zagabria è una bellissima donna formosa, dalle labbra disegnate per rubarti (senza che te accorga) un bacio e dal taglio d’occhi pungente. Zagabria è una bellissima donna seduta su una panchina a sorvegliare il suo bambino che corre e si sporca nel parco. Zagabria è quella donna che al mattino si muove sinuosa tra i banchi del mercato.

Dedico 2 giorni alla visita di questo gioiellino che va a scardinare l’immagine che noi italiani abbiamo della Croazia (in genere fatta di mare, spiagge, gite in barca…). La città di Zagabria, che conta circa 1 milione di abitanti, è il punto di intersezione geografico, culturale, storico e politico tra occidente ed oriente. Capitale della Croazia, unisce in maniera unica clima mediterraneo e quello continentale. Il I giorno mi becco un pò di pioggia. Nessun problema! Esco dall’ostello, indosso il mio impermeabile, metto la custodia alla mia videocamera e via…che vuoi che siano due gocce d’acqua. Colazione al bar all’angolo, una telefonata ai miei che sono a godersi sole e mare e con guida alla mano e mappa definisco cosa vedere.

Una delle pecularità di questa città sono i mercati all’aperto. Ogni quartiere ne ha uno, ma il più noto è il mercato Dolac, nei pressi della cattedrale. In questo mercato, spesso chiamato “ventre della città”, si vende ogni giorno al mattino verdure, frutta fresca, carne e formaggi.  Faccio un giro per assaporare, anche con vista ed olfatto, i prodotti stagionali provenienti da ogni parte del Paese. Per ora di pranzo mi fermo lì per mangiare un boccone e scelgo di sedermi su una piccola terrazza che affaccia sul mercato per gustare un ottimo telece pecenje sa krompirom (arrosto di vitello con patate arrostite) servito con un’ottima salsina speziata. Tempo dieci minuti che, in punta di piedi, il Sole si affaccia sulla città, la frescura è di piacevole compagnia e le vie e le piazze diventano bellissimi luoghi di passeggio dove godere della cordialità mediterranea ed efficienza continentale. Zagabria è una Città con la C maiuscola. I tram, sempre in orario, ti portano in ogni punto della città. L’ordine e la pulizia regnano sereni dall’alto del colle a godersi il via vai dei turisti. Tutto questo mi affascina e mi arricchisce.

Tralascio la descrizione a mò di guida turistica e riporto di seguito la lista delle cose da vedere, o meglio la lista delle cose che  ho visto a Zagabria. Tempo necessario due (max tre) giorni.

Città Alta (Gradec)

  • Piazza Bano Josip Jelacic (bano deriva dallo slavo è significa signore,dominatore, principe)
  • La cattedrale (si trova in Kaptol)
  • Mercato Dolac
  • Via Tkalciceva
  • Ponte di Sangue
  • Porta di Pietra
  • La farmacia più antica (aperta da Nicolò Alighieri, bisnipote di Dante, nel 1355)
  • Chiesa di San Marco (nella piazza centrale del Gradec Antico)
  • Torre Lotrsak (arrivo giusto in tempo alle 12:00 per lo sparo del cannone posto sulla sommità della torre)

Città Bassa

  • Il Sole atterrato
  • Ilica

Prendo la funicolare Uspinjaca che collega la Città bassa alla Città Alta con un corsa di soli 66 metri. Questa funicolare è il più corto sistema di trasporto pubblico a guida vincolata al mondo. Parte ogni 10 minuti e il costo del biglietto è di pochi centesimi di euro. Arrivato su, mi godo la vista su Kaptol, Dolac e tutta la città. Inoltre, nella Città Alta c’è un curiosissimo museo che vi consiglio di vedere per la sua singolarità: il Broken relationship museum. Eh si, il museo delle relazioni finite. Vuoi per tradimento, per necessità, per lontananza o semplicemente per il decesso di uno dei due partner, qui sono raccolti oggetti simbolo della rottura di una relazione d’amore. Ce ne sono di ogni tipo. Dallo specchietto dell’auto rotto da lei perchè la macchina di lui era parcheggiata nei pressi della casa dell’amante all’intimo hot regalato per un compleanno, da lettere e diari ai peluche. Accanto ad ogni oggetto c’è la propria storia in croato od in inglese. Il costo del biglietto è di 25 kuna (poco più di 3 euro) e potrete richiedere un testo con le traduzioni in italiano delle storie.

Infine, nella parte orientale della città si trova il lago Jarun, il cosiddetto mare di Zagabria. Il lago è adibito a gare di canottaggio, sono stati costruiti campi sportivi e piste ciclabili facendo di Jarun il più grande centro ricreativo sportivo di Zagabria. Per arrivarci, prendete il tram n.5 dalla stazione degli autobus direzione Jarun e in circa 30 min siete lì. Zona un pò periferica, ma non avrete nulla di cui preoccuparvi.

Da Jarun riprendo il tram n. 5 in direzione opposta (Maksimir) e in circa 45 min (tempo necessario per una pennichella cullato dal dondolìo del tram) sono al Parco Maksimir situato nella zona orientale della città. Prendendo il nome dal suo fondatore (il vescovo zagabrese Maksimilijan), il parco è un’oasi di pace nel verde profondo con prati e giardini alla francese intersecati da ruscelli e piccoli bacini d’acqua. Posto ideale per riposarsi, non a caso Maksimir sta per “la pace di Maksimilijan😉.

Dalla stazione degli autobus di Zagabria prendo l’autobus per l’aeroporto. Il costo del biglietto dell’autobus è di 30 Kuna (quasi 4 euro) e in mezz’ora circa sono all’aeroporto. Sul tabellone delle partenze di fianco al mio volo per Dubrovnik c’è scritto KASNI…ci metto poco per realizzare che significa RITARDO. Un ritardo di sole 4 ore -___-‘

Provo a parlare con la signorina della Croatia Airlines, mi rimbalza (gentilmente) alla signorina del check-in che a sua volta mi rimbalza (gentilmente) alla signorina di cui prima. Non so perchè e per come, mi mettono su un volo che parte entro 20 minuti….yeah😉

DUBROVNIK: una sosta al mare

Ore 14 arrivo all’aeroporto di Dubrovnik. Prendo l’autobus per il centro (dalla radio del bus ascolto Pino Daniele) e in 40 minuti sono nei pressi dello stazionamento degli autobus a pochi metri dal porto. Chiamo Jisp dall’ostello Dubrovnik Backpackers (http://www.dubackpackers.com/) , riservato su hostelworld, per un passaggio in auto.
Dubrovnik, in italiano Ragusa, è situata lungo la costa della Dalmazia ed è soprannominata la “perla dell’Adriatico”.

Dubrovnik sembra essere la sorella piccola di Zagabria. Dubrovnik è la sorella giovane, dalla pelle abbronzata, al profumo di crema doposole e dal vestitino bianco a coprire mezza coscia. Dubrovnik è quella giovane ragazza che di sera cena fuori casa, seduta al tavolino di un ristorante che affaccia sul mare e sorseggia del vino bianco. Dubrovnik è quella giovane ragazza dal sandalo col tacco e dallo smalto rosso che ti invita (senza proferire una sola parola) a dedicarle la tua attenzione.

DubrovnikDecido di passare per Dubrovnik, per quanto turistica sia, per trascorrere un paio di giorni al mare, per poi in autobus dirigermi verso la Bosnia.

Condivido la mia camera da 4 con una ragazza della Nuova Zelanda (in giro per 8 mesi) e due ragazze dal Texas. Molto simpatiche con le quali ho modo di scambiare due battute sui classici luoghi comuni che riguardano noi italiani, modi di fare e di dire. Per non parlare del nostro adorable accent. Per beccarmi poi l’affermazione (complimento che sia oppure no): non sei il classico italiano. Non voglio manco sapere a cosa si riferissero nè m’importa. Ma posso solo immaginare cosa si intende per il “solito italiano”. E non mi riferisco solo al modo di pavoneggiarsi a latin lover.

Di particolare bellezza, il suo centro storico. Dichiarato patrimonio dell’UNESCO. Dedico qualche ora di sera per un giro tra questi vicoletti gremiti di persone, piccoli bazar e ristoranti. Durante il giorno invece me ne sto sdraiato al Sole su una scogliera ben lontana dalle spiagge affollate di turisti e dai megagruppi di crocieristi. Me ne sto tranquillo e beato a godermi qualche tuffo e a dilettarmi con la mia videocamera per qualche spezzone video da montare al rientro.

Nel tardo pomeriggio del secondo ed ultimo giorno organizzo la mia prossima tappa: Mostar (Bosnia) per un tuffo nelle Kravice Falls. Cascate che qui nessuno (mi pare) conosca. Acquisto il biglietto del bus (circa 15 Euro) che mi porterà da Dubrovnik a Mostar. Partenza l’indomani alle ore 8:00 del mattino.

Rientro in centro e ceno con un’ottima frittura di pesce, 1 Litro di birra e mi godo due passi prima di andare a letto.

 Alle 7:00 di mattina una colazione al sacco dal supermarket in centro, prendo il bus dalla piazzetta centrale di Dubrovnik fino alla stazione degli autobus, adiacente al porto. Impiego circa 20 minuti. Partenza per Mostar prevista per le ore 8:oo.

MOSTAR: let’s jump on Kravice Falls

Parto alla volta di Mostar, dove farò tappa per un giorno per poi partire alla volta di Sarajevo. Passo il confine tra Croazia Bosnia…il mare, la spiagge e le calette lasciano spazio prima a paesaggi collinari fatte di rocce bianche caucasiche con ciuffi di alberi e siepi verdeggianti per poi proseguire su tornanti che abbracciano rilievi montuosi che sovrastano piccole vallate di campi coltivati.
Mostar è la capitale non ufficiale dell’Erzegovina. Conta poco più di 100.000 abitanti ed il nome Mostar deriva dal suo “ponte vecchio” (lo Stari Most) e dalle torri sulle due rive, dette i “custodi del ponte” (mostari).
Un coppia rispedita a Dubrovnik perchè uno dei due ha la carta d’identita’ strappata in due e al confine sono tassativi.

Kravice FallsArrivo alle 12 a Mostar…caldo torrido. Ho bisogno di raggiungere assolutamente le Kravice Falls a circa 40 km da Mostar. Sono qui per questo. Non ci sono nè autobus nè collegamenti per quell’ora, ad ogni modo potrete prendere un bus fino a Medjugorje e da lì un taxi. Ho poco tempo. Recupero due tizi che si imporvvisano guide ed autisti. Non mi fido. Mentre parlo con loro, mi scordo completamente che ho ancora il mio backpack sull’autobus che intanto sta per partire. Sto per perdere lo zaino. Me ne accorgo in tempo, rincorro l’autobus e recupero lo zaino. Intanto vedo qualche taxi e provo a trattare per un accordo: 3 ore a mia disposizione per raggiungere le Kravice Falls, fare un tuffo e rientrare alla stazione degli autobus. Trovo Hamo. Un tassista simpaticissimo e dall’aria asssolutamente sorniona. Hamo non spiaccica una parola di inglese e per portare a termine la trattativa ci mettiamo in contatto telefonico con su figlio che ci fa da intermediaro via telefono. Trovo un accordo per 40 Euro. Ok si parte.  L’auto segna 38 gradi e Hamo mi dice: bosnia brucia (chiaramente “brucia” lo intendo io dal segno che fa con la mano) e dal fatto che il mio braccio, lasciato fuori dal finestrino, sta arrostendo. Non parla inglese e pure discutiamo a lungo. Solo sostantivi e aggettivi con parole in bosniaco per amalgamare il tutto.

Arrivo alle Kravice Falls, alte circa 25 metri. Lascio parlare le foto. Faccio un bagno per rinfrescarmi e proteggermi dal Sole cocente e un paio di tuffi dalle rocce che costeggiano la base delle cascate. Il tutto con la mia fedelissima videocamera compatta.

Rientro in Mostar, prendo un caffè con Hamo che intanto mi fa da guida per alcune stradine di Mostar. Mi stringe la mano dicendo: <<you (indicando col dito) good boy>> Lo saluto e mi dirigo alla biglietteria per acquistare il biglietto dell’autobus per Sarajevo che dista circa 120 km.

La partenza è per le ore 18:00, nel frattempo pranzo in piccolo fast food a pochi passi dalla stazione con dei rotoli di pasta sfoglia ripieni di carne speziata di maiale. Il tipico Burek. Le sue origini risalgono all’Impero Ottomano (e la stessa parola deriva dal turco börek, che significa “pasta fillo”) da cui si è poi diffuso in praticamente tutti i paesi dei Balcani sotto dominazione ottomana. Ne esistono diverse varianti con spinaci, formaggio e carne non suina (per i musulmani). Intanto parlo con la cuoca…le sto simpatico e me ne offre  altri due. Non vuole che li paghi. Faccio poi un giro nel centro di Mostar con visita al famoso ponte simbolo della cittadina che ha un’anima decisamente ottomana.

Alle 18:00 partenza in autobus per Sarajevo, ultima corsa della giornata. Ce ne sono 4-5 al giorno e il prezzo del biglietto è poco meno di 10 Euro.

SARAJEVO: l’esperienza di una giovane…città

Sono circa le 22:00, arrivo alla stazione degli autobus di Sarajevo. Prelevo un pò di moneta locale (Marco Convertibile: 1 KM equivale a 0,50 Euro). Una leggera brezza mi tiene compagnia al punto da invitarmi a mettere su una felpa. Attacco il mio mio zaino, mappa alla mano e vado alla ricerca del mio ostello: Balkan Han Hostel (hostelworld.com). Non lasciatevi assalire dai dubbi quando vedete le foto, è esattamente così. Credo uno dei migliori ostelli che abbia frequentato per stile, posizione, staff e persone incontrate. Mi bastano pochi minuti, tempo di sistemare lo zaino, che sono in giardino a bere una pivo (birra) di benvenuto con gli altri ragazzi dell’ostello nonchè miei compagni di camerata: Martjin, Bertus, Roel e Loek (olandesi) e Steven (australiano). Mi invitano per un giro in centro ed una birra in un posto davvero singolare il Kino Bosna . Il Kino Bosna è un bar Sarajevo Groupsituato nella lobby di un vecchio cinema con tanto di palcoscenico dove si esibiscono gruppi musicali. Questa sera è la volta dei Psycho folk con musica folkloristica (manco a dirlo) italiana. All’inizio vige un pò di “timidezza” tra noi, si chiacchiera del più e del meno. A noi si uniscono altri ragazzi incontrati poco prima all’ostello. Ci bastano pochi minuti e qualche birra in più che siamo al centro del cinema (sala da ballo) a scatenarci al ritmo di musica popolare fatta di tamburi, percussioni e chitarre. Tiriamo fino a tardi per poi (come in ogni post serata che si rispetti) sosta ad un vecchio forno nella down town per un ottimo panino caldo con crema di formaggio spalmata. Cavoli!!! Mi sembra ancora di assaporarlo. Pochi centesimi di euro per gustare una bontà antica quanto il mondo.

Il giorno seguente, scendo dal mio letto a castello e a piedi scalzi mi godo la quiete della mattina nel giardino dell’ostello. Alcuni compagni di viaggio sono lì e mi offrono una buonissima tazza di thè. Non che io non abbia mai bevuto il thè o che il thè della Bosnia sia particolare, ma a rendere il thè buonissimo è il contesto che mi circonda. Amici da ogni dove, un giardino di un ostello in Sarajevo, dei tavolini e sedie con cuscini colorati, tazzine di ogni forma e colore e poi quelle zollette di zucchero. Insomma, è la scenografia che mi fa dire che ‘sto thè è troppo buono. Senza che ci si organizzi o ci si chieda dove andare e cosa fare, siamo in giro per la città. D’altronde Sarajevo è in fermento per i preparativi in vista del Sarajevo Film Festival che si terrà nel weekend. Da sempre una città in cui convivono tre diverse religioni: l’islam, il cristianesimo (con due confessioni: cattolica, legata ai croati, ed ortodossa, praticata dai serbi) e l’ebraismo. Il grande clima di tolleranza e rispetto tra queste confessioni ha portato a soprannominare Sarajevo la Gerusalemme d’Europa.

Sarajevo sembra una giovane donna dagli occhi vivi e dallo sguardo ricco di esperienza. Sul volto ancora quei segni e quelle cicatrici di una guerra che l’ha segnata poco più di 20 anni fa che si mostrano ai tanti turisti attraverso qualche edificio in periferia trivellato dai colpi di arma da fuoco. Sarajevo sembra una giovane donna con il capo coperto e un lungo vestito floreale, dai tratti medio-orientali e i capelli nero catrame. Sarajevo sembra una giovane donna che con ingenua reticenza e pacate movenze ti porta per mano a lasciare l’Europa per approdare in medio-oriente. Sarajevo è una giovane donna che ti tiene compagnia, seduti sul ciglio di un marciapiede, nel seguire una partita di scacchi in piazza.

La nostra ultima sera la trascorriamo cenando con degli ottimi cevapcici: polpettine cilindriche di carne di manzo ed agnello cotti al barbecue servite con anellini di cipolle e dell’ottimo pane al forno. Il dopocena è una birra al Zlatna Ribica (golden fish) un bar retro’ unico nel suo genere. Il nostro tavolo e’ una vecchia macchina da cucire a pedali.

FOCA: rafting, camping e natura

Preparo il mio backpack. Pronto per lasciare Sarajevo e dirigermi verso Foca (si legge Fotcha) in autobus.  Infilo le scarpe e il mio piede urta contro qualche oggetto che si trova all’interno della mia scarpa sinistra:un portachiavi. I ragazzi, partiti in mattinata, mi hanno lasciato un ciondolo con uno scarponcino olandese da attaccare al mio zaino: Tnanks mates!!!

Rafting_RiverDurante l’organizzazione del  mio viaggio ho avuto uno scambio di mail con Borko che dirige il Centro Rafting Drina – Tara (Rafting Centar Drina Tara). Il canyon del Tara è uno dei più profondi d’Europa e le sue acque limpide sono tanto invitanti quanto gelide. Resterò qui una notte. Alloggerò in una piccola costruzione in legno (lo spazio necessario per un letto a due piazze) sulla riva del fiume circondato da monti e a pochi bassi dal confine del Montenegro.

15 min di taxi (poco più di 5 Euro) fino a Sarajevo Est. Altri 5 Euro per il biglietto del bus. Partenza per Foca alle ore 9:00.

Foca dista circa 70 km da Sarajevo. Mi accordo telefonicamente con Borko per la mia sistemazione e il rafting sul Drina-Tara. Arrivo alle 10,3o in Foca ed incontro Drago (un compagno di Borko) e con me una coppia (Stephan e Julia) conosciuti alla fermata del bus. Anche loro alla ricerca di un centro per fare rafting. Gli espongo il mio piano e a loro piace.Drina Tara Rafting Si aggregano. A bordo di un Mitzubishi Pajero (che pare essere uscito da un rally per il fango che lo ricopre e con il portabagagli colomo di frutta ed ortaggi) ci dirigiamo al centro rafting. Dopo circa mezz’ora di sterrato, arriviamo. Sistemo la mia roba nella “capanna” assegnatami e mi preparo con muta, scarpette e caschetto. A bordo dello stesso Pajero passiamo il confine tra Bosnia e Montenegro. Da qui avrà inizio il nostro rafting sul Drina-Tara.

RaftingDopo 3 ore di pagaiate, ripide e tuffo nell’acqua gelida arriviamo al campo. Mettiamo la nostra roba ad asciugare, una doccia e il pranzo è servito. Le portate sono davvero impegnative e abbondanti: dalla carne di vitello all’agnello, da una zuppa di verdure ad involtini di selvaggina per poi chiudere con del dolce al cioccolato e scaglie di cocco. Non mi resta che fare una pausa relax sulla riva del fiume sdraiato su una comodissima amaca.

Al calare della sera, che porta con sè un pò di freddo, un fuoco scoppiettante ci invita a sederci su panche di legno e su enormi tavoloni ci viene servita la cena. Manco a dirlo: portate impegnative ed abbondanti.

(costo totale comprensivo di pranzo, cena, trasporto, rafting e pernotto è stato di 50 Euro. Direi ottimo!!!).

Take it Easy

L’indomani mattina alle 7:00, un Pajero mi riaccompagnerà allo stazionamento degli autobus di Foca per rientrare a Sarajevo. Trascorrerò una mezza giornata qui prima di ripartire per (in aereo) per Istanbul.

Goodbye Balkans…

Leave a Reply

Fill in your details below or click an icon to log in:

WordPress.com Logo

You are commenting using your WordPress.com account. Log Out / Change )

Twitter picture

You are commenting using your Twitter account. Log Out / Change )

Facebook photo

You are commenting using your Facebook account. Log Out / Change )

Google+ photo

You are commenting using your Google+ account. Log Out / Change )

Connecting to %s