Hong Kong

Milano 15 Agosto, 2012. Ore 9:00                                                                                        Ultime cose da mettere nel mio primo backpack, check dei documenti e sono pronto per uscire di casa, sono carico come un mulo e quasi faccio fatica ad uscire dalle porte di casa. Tram diretto alla stazione di Milano Centrale e di lì Malpensa Shuttle per l’aeroporto dove mi aspetta Alfio (amico d’infanzia: di sangue partenopeo, svizzero per adozione) carico allo stesso modo. Entrambi con backpack in spalla e barba sembriamo in viaggio già da settimane.

Milano 15 Agosto, 2012. Ore 13:15                                                                                   Partenza con Lufthansa diretti ad Hong Kong con scalo a Monaco. Piccolo particolare: lo scalo dura solo 6 ore. Abbiamo modo di fare un giro in centro dove mangiamo dei buoni noodles per inaugurare la nostra vacanza nel Sud Est dell’Asia ed una sosta nei pressi dell’aeroporto dove è allestita una piscina con onde e alcuni ragazzi si dilettano a surfare. Noi guardiamo dagli spalti seduti su delle sdraio all’ombra di ombrelloni di paglia.

Hong Kong 16 Agosto, 2012. Ore 15:00 (ore 9:00 in Italia)                                    Atterriamo nella città “Porto Profumato” (almeno da quanto letto sul web sembra sia il significato di Hong Kong) sbrighiamo le pratiche di registrazione e otteniamo il nostro bel timbro sul passaporto. I cittadini italiani non hanno bisogno di un visto se si recano ad Hong Kong per turismo o affari per un massimo di 90 giorni. Se invece vi si recano per studiare, per lavorare o per fare un investimento, devono richiedere l’apposito visto presso uno dei consolati cinesi in Italia (per ulteriori info http://ufficiovisti.com/index.php/asia/cina/806-visti-hong-kong)

Superati i vari controlli attendiamo (e speriamo) che arrivino i bagagli…o meglio i nostri backpack, incelofanati all’aeroporto di Milano. Eccoli, ci siamo. Li indossiamo e la nostra schiena comincia ad implorare pietà. Ma siamo convinti e cominciamo. Intanto prelevo un po’ di cash all’ ATM, per fortuna il cambio è semplice: 10 Dollari di Hong Kong equivalgono a 1 Euro. Bene!!!

Con l’Airport Express arriviamo alla stazione della metro MTR Tsing Yi Station e di lì con la DSC03147linea urbana della metro (una delle 11 attualmente presenti) arriviamo a Kowloon. Con una navetta raggiungiamo i pressi di Nathan Road, la strada principale di Hong Kong. A prima vista pare una sorta di “copia” di Time Square: grattacieli, insegne luminose, negozi e migliaia di persone che avanzano a frotte come formiche. Intanto chiediamo informazioni per il nostro Hotel, ehm…ostello. Be’, ostello. Ok per ora sappiamo che è un ostello: Kyoto Guest House. Anche se pensandoci, solo ora che scrivo, le parole “Hotel” e “Hostel” non figurano. Fa nulla, la parola d’ordine di questo viaggio è: adattarsi.
Arriviamo all’indirizzo: Chung King Mansion, Nathan Road, 36-44 al 15° piano.
L’ingresso di questo enorme edificio divora al suo interno persone di ogni tipo: dal turista al venditore di orologi, dall’indiano che ti propone ostelli al venditore di crack, bancarelle che vendono di tutto, sportelli per il cambio dei soldi, fili elettrici che passano ovunque e chioschetti fumanti . Nulla di strano, la cosa stranamente non ci spaventa ma ci stranisce, come è giusto che sia. Mi piace.

Intanto si stanno formando due code nei pressi di due ascensori: ebbene sono questi gli unici punti di accesso ai piani di questo mostro di cemento, uno per i piani pari ed uno per i piani dispari. Noi siamo al 15°, non solo dispari ma anche l’ultimo piano. In attesa del nostro vano trasportatore notiamo delle targhe riportanti i nomi degli ostelli e/o guest house presenti in questo building: la bellezza di 4-5 per piano. Prendiamo la nostra carrucola e saliamo al 15° piano in 7-8 per volta con tanto di bagaglio corredato. Sembriamo uno spot pubblicitario della Benetton, persone di ogni dove, colore e tipo.                                              La sensazione positiva è il non avvertire alcuna differenza/diffidenza ed eventuali pregiudizi lasciano spazio allo scambio di un sorriso od un “sorry” (visti gli spazi…facile urtarsi).

Siamo all’ultimIMG_5369o piano. All’uscita dell’ascensore siamo accolti da lenzuola, asciugamani e t-shirt appese ad asciugare. Minuscole porte riportano targhe luminose con il nome della house. Cerchiamo la nostra ed entriamo, o meglio ci infilziamo. Il corridoio ha lo spazio per una persona e considerato che abbiamo i nostri amati backpack ci incastriamo a mò tetris per portare a termine le nostre pratiche di registrazione e consegna delle chiavi. Fino ad ora nulla ci ha scandalizzato, abbiamo lo spirito giusto per affrontare di tutto…o quasi. Almeno l’alloggio è pulito e la ragazza che ci ha accolto molto gentile.

Abbiamo le chiavi ed entriamo nella nostra camera, ehm diciamo cameretta….cioè nel posto dove dormiremo: il letto. Appunto, entriamo e siamo già a letto. La stanza ha le dimensioni di un letto, un letto matrimoniale…per loro, per noi è una piazza e mezza. Dobbiamo scegliere: noi sul letto e i bagagli sullo spazio rimanente o viceversa. Sdrammatizziamo il tutto con una risata, ci resteremo solo due notti prima di partire per Hanoi (Vietnam). E poi c’è pure il bagno in camera delle dimensioni di una cabina doccia con wc incluso.
Va bene, andata.
D’altronde mi sembra di capire che qui le abitazioni più o meno sono scatole e lo si vede dai palazzi che si alzano in città.
Camminiamo per Nathan Road, piena di negozi che vendono di tutto, dall’abbigliamento agli alimentari, dall’elettronica ai giganteschi centri commerciali: tutti pompano aria fredda a go-go.

IMG_5165Girovaghiamo senza meta, e ci ritroviamo nei pressi del Temple Street Night Market, il mercato notturno della merce contraffatta.DSC03172Decidiamo di mangiare qualcosa: noodle con pollo e verdure. L’atmosfera è suggestiva: bancarelle ai lati, tavoli in plastica, sedie di ogni tipo, gente seduta ovunque che mangia, qualcuno che si lava sul balcone e noi ci gustiamo il nostro pasto.

Proseguiamo con mappa alla mano, raggiungiamo il molo per poi passare al centro finanziario fatto, manco a dirlo, di grattacieli ed edifici con grosse vetrate. Di lì finiamo in un quartiere che pare sia il ritrovo per molti giovani del posto, con tanto di turisti occidentali e/o trasfertisti per lavoro. Chiediamo info per l’Escalator, la scala mobile più lunga del mondo che di mattina fino alle 10:00 funziona in discesa per portare gli abitanti negli uffici del centro e poi invertire la rotta.

DSC03200Arriviamo fino all’ultima rampa, dove prendiamo un taxi per arrivare fino al Victoria’s Peak, dal quale si gode la vista della città da un’altezza mozzafiato. In più c’è un vento fortissimo e un po’ di pioggia che rendono il tutto ancor più da brividi. Non riusciamo a tener ferma neanche la fotocamera per scattare qualche foto, qualcuna viene bene. Tutto sommato ha reso l’idea.

DSC03155Riscendiamo fino al Centro con il Peak Train, di lì un taxi fino all’alloggio dove facciamo una doccia e poi a letto a rivedere cosa fare l’indomani.

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