Nepal

In astronomia, quando ci si interroga sulla distanza dei corpi celesti, si ragiona in termini di anni-luce ossia quanto tempo impiega la luce a percorrere quella distanza. Talvolta vediamo stelle in cielo, probabilmente già scomparse, solo perchè ne vediamo arrivare la luce dopo anni di cammino. Possiamo quindi dire di guardare al passato. Ci si affida alla grandezza fisica ‘tempo’ per guardare la grandezza fisica ‘spazio’ o viceversa. Nell’universo lo spazio e il tempo si alternano l’una con l’altra per poi fondersi in un’unica grandezza. Teoria, che in punta di piedi, prende forma nella mia testa mentre percorro passo dopo passo alcune tra le montagne più alte del mondo in una delle valli più remote del pianeta: Nepal dove il tempo non è quello scandito dagli orologi, le distanze si misurano in ore e la semplicità delle cose racchiude in sè un valore inestimabile.

…al cospetto dell’Himalaya

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Prima di descrivere quella che è stata la mia esperienza in questi lunghissimi 11 giorni a spasso per il Nepal, vi indico alcune delle informazioni di carattere generale per intraprendere un viaggio del genere per poi, se interessati, dare uno sguardo a quelle che sono state le mie sensazioni e appunti presi durante questo viaggio. Nepal, situato tra Cina (Tibet) e India, è compreso tra la pianura del Gange e la catena montuosa dell’Himalaya. La sua capitale, Kathmandu, è a 1.350 m di altitudine.

Visto: è possibile ottenere il visto di entrata direttamente in aeroporto, al costo di 25 USD (20 Euro), previa compilazione di un questionario che potete recuperare nella lobby degli arrivi. Si accettano tutte le valute.

Vaccinazioni: nessuna obbligatoria. Io, avendo trascorso quasi un mese in Asia poco meno di 1 anno fa (essendo già coperto per tetano, difterite e tifo), ho preferito effettuare il richiamo per l’epatite A.

Clima: il periodo in questione è metà Aprile – inizio Maggio. In questi giorni facile beccare della pioggia in mattinata (come accaduto) fino al primo pomeriggio per poi godersi una leggera frescura fino a tarda sera. Quando c’è il Sole, il caldo si fa sentire ed è quasi soffocante in una città trafficata come Kathmandu.

Abbigliamento: dai pantaloncini e maglie a maniche corte per le lunghe camminate alle felpe e pantaloni di pail per il pernotto in alta quota. Scarponi (manco a dirlo) comodi e resistenti. Cappello e maglie leggere a maniche lunghe per proteggersi dal sole. Impermeabili lunghi per coprirsi e per coprire zaino e backpack.

Consigli: in città, e ancor più frequente nei lodge in cui si pernotta durante il trekking, non c’è sempre (anzi non c’è quasi mai) disponibilità di corrente elettrica e acqua calda. Per la prima munitevi di una torcia per la seconda armatevi di pazienza. Al vostro ritorno in patria vi accorgerete di quanto siamo fortunati nell’avere tante piccole comodità che diamo per scontate e apprezzerete di più tutto ciò che possediamo.

Kit Medico e varie: crema solare ad altissima protezione, antibiotici, antistaminici, fermenti lattici, tachipirina, anti-infiammatori, repellente per insetti, amuchina gel, salviette igienizzanti, cerotti, garze e disinfettante.

Volo: Milano-Muscat (Oman)  Muscat-Kathmandu. Costo 750 Euro A/R per persona. In genere i voli fanno sempre scalo in Medio Oriente.

Bene! Ora potete o decidere di chiudere la pagina, o visualizzare un montaggio video su youtube cliccando qui (fatto da me) oppure leggere quello che per me è stato forse il viaggio più lungo, intenso e sfidante tra quelli fatti fin’ora. Un viaggio, come descritto nella premessa, in cui mi sono trovato a fare i conti con una dimensione del tempo non esprimibile in secondi (forse qualcuno di voi ha già avuto modo di ascoltare questa teoria sul tempo interiore). La seconda dimensione del tempo: la profondità. L’intensità dei minuti passati in giro tra le valli, a contatto con le persone, con lo stringersi per mano con i bimbi che vanno a scuola o semplicemente le interminabili ore di cammino non valgono neanche un decimo delle ore passate in città dietro ai nostri cellulari, con le teste chinate come zombie sui nostri tablet, alle frenetiche corse per non perdere la metro o alle costanti ingiurie per un parcheggio auto impossibile da trovare. Un viaggio che, come successo altre volte, mi pone di fronte a scene di vita e a contesti che si imprimono nella mente e nel DNA. Cerchi di comprendere quale sia il vero valore delle cose e, quando ci riesci, apprezzi piccoli gesti che ti riempiono il cuore e validano la tua esperienza di vita e ti rendi conto che ciò che hai e dai per scontato è un vero lusso.

Atterriamo alle 15:00 ora locale. Siamo l’unico aereo atterrato. Entriamo nella sala principale e ci prepariamo per compilare un questionario ed ottenere il visto per 15 giorni. Costo: 25 USD (20 euro). All’uscita dovrebbe aspettarci il driver inviatoci dalla Khangsar Guest House in Thamel che abbiamo riservato dall’Italia per 8 dollari a notte a persona in una doppia con bagno. Faccio bene ad usare il condizionale “dovrebbe” aspettarci. Ad aspettarci una pioggia battente e una folla di persone simile ad una tifoseria con cartelli alla mano riportanti i nomi delle guest house e/o i nomi di Mr e Mrs. Li scruto tutti chiedendo se conoscono il nostro. Nulla. Due turisti occidentali, con zaino e visibilmente spaesati sono facile ‘preda’ per tassisti improvvisati o titolari di ostelli. Presto detto.  Si avvicinano in 3/4. Nulla di strano per noi…tutto secondo norma. Appurato che il nostro driver non e’ li ci dirigiamo con 3 ragazzi verso una macchina. Nessuna scritta taxi e un po’ fatiscente. Uno ci fa salire dietro e gli altri due salgono davanti (mi chiedo: perchè in due?). Tra questi un ragazzo di appena 23 anni di nome Milan. Ci dirigiamo verso Thamel dove abbiamo il nostro ostello. Si spera che almeno questo esista. Milan dice di lavorare per un’agenzia locale e comincia a darci le prime dritte. Intanto arriva un messaggio dal tizio della guest house: non prendete taxi non autorizzati dall’aeroporto. Bene. Troppo tardi ormai. Dopo circa una mezz’ora siamo a Thamel e Milan ci porta nella sua agenzia e fissiamo con lui il nostro programma. Includiamo anche l’indomani con un driver locale per fare una visita in alcuni punti della citta’. Saldiamo il conto e ci accompagna al nostro ostello. Un ragazzo in gamba, sveglio e a nostra completa disposizione. L’agenzia per cui lavora è Mount Fishtail Adventure LTD (www.mountfishtailadventure.com, email: info@mountfishtailadventure.com).

La pioggia continua e intanto percorriamo piccole stradine costeggiate da piccoli bazar dai DSC05654quali esce un ottimo profumo d’incenso, persone che con piccole scope di paglia puliscono gli uscii ed altre intente a bere del the’ seduti su comodi tappeti all’interno dei bazar . Poco ci importa del fango, delle pozze d’acqua e dei motorini da ogni dove. E’ una caratteristica peculiare di alcune cittadine del sud est asiatico ed ormai ci siamo quasi abituati. Arrivati alla guest house sbrighiamo le pratiche di check in e chiariamo il malinteso. L’autista e’ ora all’aeroporto che ci aspetta. Poco male.

Abbiamo avuto modo di pianificare i nostri 10 giorni a disposizione. Entriamo nella nostra camera al 3 piano di un edificio in una stradina di Thamel. Carina e accogliente. Chiaramente gli aggettivi sono da calarsi nel contesto in cui ci troviamo. Ci diamo una rinfrescata nel vero senso della parola: acqua gelida. Approfittiamo delle poche ore di elettricita’. Ebbene si, qui l’elettricità (così come l’acqua calda) è un lusso. Usciamo per un giro tra i vicoletti e calata la luce del giorno, provvedono alcuni chioschetti aperti ad illuminare le strade. Ceniamo con fried rice, chicken e eggs per poi rientrare in camera.

Ore 10:00 am del 21 Aprile

Attendiamo il nostro driver. Ancora pioggia. Intanto si avvicina una donna con la sua piccola in braccio che dorme coperta da un lenzuolo bianco. Mi chiede se posso seguirla al primo market e comprarle del latte. Le rispondo che stiamo aspettando il nostro taxi e di accettare un po’ di soldi visto che non posso allontanarmi. Lei insiste. Ok, ci vado. Prendiamo del latte in polvere da un chioschetto che pare sia una sorta di farmacia. Intanto lei mi sorride ed io ricambio. Esclama che ho ho un bel sorriso. Beh, le rispondo ironicamente che non c’e’ bisogno di ammaliarmi con questi ‘complimenti’, ci ha gia’ pensato la piccola che svegliandosi mi scruta e mi accenna un mezzo sorriso in risposta ad una mia linguaccia.

IMG_0054La pioggia intanto insiste, e dire che non siamo nella stagione dei monsoni. Durante il nostro giro capiamo che forse è molto probabile che il volo riservato per il giorno dopo per Lukla venga cancellato. Infatti, il nostro programma prevede aereo fino a Lukla e di lì trekking per circa 7 giorni senza però toccare il Base Camp Everest visti i pochi giorni a disposizione.

Per evitare di perdere giorni decidiamo non per un cambio di programma ma per un cambio di nazione. Ebbene si, qualora dovessero rimborsarci la quota per il programma concordato siamo pronti a farci accompagnare all’ambasciata indiana per ottenere il visto e in treno arrivare ad Agra (India), fare una visita al Taj Mahal e di lì a New Delhi.

Incontrato Milan, capiamo che in caso di cancellazione del programma la percentuale della quota versata che perdiamo è alta, circa il 40%. Allora optiamo per un altro piano: Annapurna Base Camp. In genere, da Lonely Planet, per questo trek (tra i più famosi al mondo) consigliano in media 10/12 giorni. Troppi per noi. Nessun problema, tentiamo in 7 giorni. Avremo una media di 5/6 ore di cammino al giorno con picchi di 7 ore e quota massima da raggiungere 4120 m dove ci aspetta il Base Camp. Decidiamo di partire nel giro di qualche ora da Kathmandu fino a Pokhara, a 820m di altitudine, impiegando 8 ore in auto e la mattina dopo raggiungere Nayapul (1,5 ore se decidere di andare in auto oppure circa 3 ore con bus locali) da dove il tutto avrà inizio. Nella mappa è riportato, in blu, il percorso fatto per giungere all’Annapurna Base Camp (in 4 giorni) e, in giallo, è riportato il percorso seguito per rientrare a Nayapul (in 3 giorni).

Mappa Annapurna Base Camp Trek

21 Aprile

Incontro alle 15:00 con la nostra guida Mahesh Giri, un ragazzo del posto che sarà il nostro supporto nonchè da interprete con le persone dei posti in cui alloggeremo. Da programma, per ogni stop, avremo dei lodge in cui pernottare. Tutti sorgono su angoli di montagna nel mezzo di piccoli villaggi locali.

Sulla strada per Pokhara le baracche ai lati della strada sono rese meno fatiscenti dai colori delle divise degli scolaretti dalla cravatta blu e dai nastri rossi per le bimbe a raccogliere i loro capelli lunghi lisci e neri.

Dopo qualche ora decidiamo di fermarci al Blu Heaven Restaurant (in Nalekho) cenando con Fried Rice e Dal Bhat (piatto tipico nepalese che consiste di zuppa di lenticchie, riso, patate al curry, pollo al curry e verdure).IMG_0001

Dopo 8 ore arriviamo a Pokhara e pernottiamo alla Guest House United. Prepariamo i nostri zaini in modo tale da alleggerire il carico sia per noi che per il porter di nome Sarkyra.

22 Aprile: Pokhara-Nayapul in auto + trek da Nayapul a Ghandruk a 2.020 m (5 ore previste di cammino)

Verso le 7:00 del mattino lasciamo la guest house in 5 (autista, porter, guida e noi due).
La minicar su cui siamo si destreggia nelle curve azzardando sorpassi per poi incrociarsi con enormi camion colorati i cui frontali sembrano avere un sorriso diabolico, simpatico solo per i colori. Arrivati a Nayapul ci prepariamo per il nostro trekking. Carichi e via.

Di solito il porter si fa carico dei backpack dei trekker dandosi di tanto in tanto un cambio con la guida. Non siamo dei trekker professionisti ne’ ho mai provato a camminare per ore tra sentieri, scarpinate su rocce e attraversamenti di ponti sospesi a mezz’aria . VoglioIMG_0058 (2) provare, capire fin dove posso spingermi e come reagira’ il mio corpo. Pura curiosita’. Prendo lo zaino di circa 6 kg, più il mio backpack di 15 kg. Si parte attraversando dei villaggi e strade colme di fango. Procediamo a passo spedito. Intanto scene di vita quotidiana si affacciano sui sentieri ed entri in contatto con loro semplicemente scambiando un sorriso seguito da un melodico Namaste’ (letteralmente: mi inchino a te, usato in molte regioni dell’Asia a mò di saluto).  Reso ancor più incantevole dalle decine di bimbi che di tanto in tanto sbucano fuori da ogni dove. Scambio con loro una linguaccia, un sorriso e un caloroso Namaste’ con i palmi delle mani uniti e le dita rivolte verso l’alto. I più piccoli sono stupendi. IMG_0160Una bimba di appena 3 anni mi offre addirittura dell’aranciata. Mentre scrivo questi appunti gocce di sudore miste a quelle di pioggia  colano sul display del mio BB ed ogni tanto il riflesso del mio viso incombe come a ricordarmi lo sforzo che sto facendo.

Siamo a 2,5 ore di cammino e ci aspettano altri  4500 scaloni in pietra. La stesse pietre che, trasportate da piccoli e forti uomini in enormi ceste su per ripidi sentieri, vengono sgretolate a colpi di martello per ottenere poi, con degli stampi, dei mattoni. In pochi istanti, alla fine dell’n-simo ripido sentiero fatto col fiatone, i primi crampi cominciano a comparire. Mi fermo per un po’ di stretching. Ma sono quasi arrivato. Eccoci a Ghandruk da 800 m a 2020 m in 4 ore di cammino (1 ora di vantaggio rispetto a quanto previsto).

Siamo nel nostro lodge, ne approfitto per scaricare foto e video sul PC. Da qui si gode di una bella vista (banale dirlo) e siamo parte di un piccolo villaggio di case/capanne. vlcsnap-2013-05-04-10h05m22s37La guida mi fa notare anche una scuola e un piccolo fabbricato in cui artigiani lavorano la ceramica. Ci godiamo un po’ di relax provando a fare una doccia. Beh…non c’e’ acqua calda…ma siamo sudati e bagnati fradici. Via con sapone ed acqua gelida. Dicono che tonifica. Approfittiamo di qualche ora tra riposo e un lembo di sole che si presenta dopo 3 giorni al nostro cospetto. Giusto qualche minuto, quasi come a presentare le nuvole che non tarderanno ad arrivare. Almeno non piove. Prendo una piccola sedia di legno, contemplo il paesaggio e mentre osservo lo scorrere lento della vita di questo villaggio, quel piccolo e tenue raggio di sole mi fa compagnia per pochi minuti. Tanto basta vlcsnap-2013-05-04-09h37m34s250per diventare rosso come il cappello stile himalaiano che indosso. Non penso assolutamente a nulla. Per le 19:30 cena nella saletta del lodge a base di noodle, verdure e uova. I nostri compagni di viaggio ci danno dentro col Dal Bhat. Rientriamo in camera e ci armiamo di coperte e pigiamoni.

23 Aprile : Trek da Ghandruk a Choomrong a 2.170 m (5 ore previste di cammino)

vlcsnap-2013-05-02-20h48m34s71Sveglia alle 6:30. Il sole stavolta ci sta aspettando fuori. Colazione all’aperto con pancake e miele e qualche uovo sodo. Intorno a noi montagne con cime innevate e un’imponenza che richiede il nostro rispetto. Mettiamo ad asciugare alcune cose. Qualcosa che resta un po’ bagnato viene ‘appeso’ ai nostri backpack. Il sole fara’ il resto durante il nostro trek. Per le 7:30 partenza. La I parte è in discesa tra scaloni in pietra e sentieri ripidi che ci portano dai 2020 mt fino ai 1200 mt circa. Le nostre ginocchia e tibie ne risentono parecchio. Non tanto facile. Arriviamo al fiume Kimrong Khola (Khola sta per River) dopo circa 2 ore di cammino. Il fiume segna la fine della I parte e l’inizio della scalataDSC05772 dai 1200 ai 2170 mt. Stavolta si fa sul serio. I sentieri sono ripidi e in alcuni casi bisogna aiutarsi con le mani. Il mio peso in groppa aumenta di qualche chilo per la borraccia appena riempita. Alla fine di ogni rampa fatta di gradini in pietra o formate da radici di alberi devo sostare qualche minuto per riprendere fiato e massaggiare le gambe. Di tanto in tanto ringrazio greggi di asini o mucche il cui passaggio mi costringe con mio enorme piacere a fermarmi . Passa 1 ora e mezza dall’inizio della salita. Comincio a sentire una sorta di musica fatta di percussioni, forse bonghi. Niente affatto. Sono i battiti del cuore che si fanno sempre più incalzanti. Arrivano a farsi sentire nelle tempie e nelle orecchie passando tra le cinghie dei due zaini. Gli occhi quasi vogliono chiudersi per la stanchezza, vorrei crollare a terra e dormire. Le gambe ormai sembrano quasi aver terminato la loro corsa. Sembro muovermi a rallentatore. Blackout fisico. Faccio piccole pause dopodiche’ decido di cedere lo zaino piccolo al porter. Continuo a bere e camminare. Mangio dei biscotti e del cioccolato. Non mastico neanche. Mi siedo 10 minuti per poi riprendere l’ultima parte. Per fortuna quasi tutto in piano con qualche piccola impennata e arriviamo a Chomrong a 2170 mt.

24 Aprile: Trek da Choomrong a Himalaya a 3.100 m (6 ore di cammino previste)

Partenza 7:40. Scendiamo fino a 980mt per poi salire, dopo 2 ore di cammino, a  2350 m. Riscendiamo poi a 1550 m per un totale di 4 ore di cammino. Sulla strada si presenta un bivio: un sentiero verso l’alto con rampa di scaloni in pietra ed uno di poco meno ripido ma more dangerous. Bene! La stanchezza si fa largo tra noi e decide per il team: quello più rischioso. In effetti oltrepassati i primi sentieri, ci si presentano parti da scalare aiutandosi con le mani e da percorrere a fil di roccia per non cascare giù per la ripida di fianco. Oggi ho solo  12-13 chili addosso. Non c’e’ quasi spazio per i pensieri. Solo con il tuo respiro e il tuo corpo.IMG_0040 Quasi sembri voler impartire ordini alle gambe per tirare su il tuo peso, ai piedi per prendere confidenza con enormi sassi, alle spalle per supportare il backpack. 1 ora di cammino e siamo a 3.100: welcome to Himalaya. Totale 5:20 h rispetto alle 6 previste. Al solito ci sistemiamo nel nostro n-simo lodge ma questa volta abbiamo una camera per 6. Condivideremo l’alloggio con una coppia inglese. La sera cena nella saletta comune e approfittiamo per chiacchierare con due sud africani che incontreremo spesso nei giorni seguenti. Prima di andare a letto ci si lava i denti in una fontanella sperduta su un sentiero con una torcia attaccata alla testa.

25 Aprile: Trek da Himalaya a Annapurna Base Camp a 4.130 m (6 ore di cammino previste)

IMG_0140Verso l’Annapurna Base Camp passando prima per la parte interna della jungla fino ad arrivare a Bamboo costeggiata da ruscelli e da una rigogliosa flora per poi attraversare un paesaggio spoglio fatto di erba secca e pozze d’acqua ghiacciate in cui montagne innevate si riflettono. Sosta all’ MBC (Machhapuchhre Base Camp) e poi dopo 2 ore circa di cammino siamo all’ ABC (Annapurna Base Camp). Ce l’abbiamo fatta. DSC05972Abbiamo raggiunto il primo obiettivo. Condividiamo il nostro lodge con due australiani e un canadese. Per festeggiare stavolta ceniamo con pasta, pomodoro, tonno e yak cheese…devo essere sincero per nulla male. La fame gioca brutta scherzi. Si va poi a letto con pigiamone di pail infilandoci nei nostri sacchi a pelo. Verso l’una di mattina Alfio mi sveglia per andare a scattare un po’ di foto al paesaggio (in altre circostanze ci saremmo mandati volentieri a quel paese) ma fuori dalla nostra piccola porta di legno, che scricchiola al solo sguardo, si presenta l’Annapurna con tutta la sua maestosità vestito di un manto bianco, contornato da un cielo terso e si fa gioco della Luna e delle stelle a mò di riflettori. Siamo al cospetto di uno dei primi ottomila scalato dall’uomo, detto “santuario” per la misticità infusa dalla bellezza di questo luogo, “Difficile immaginare un modo migliore per trascorrere un paio di settimane della vostra vita”.
Il Santuario dell’Annapurna è stato così battezzato dai suoi scopritori occidentali. Non è un santuario religioso bensì uno degli anfiteatri di montagne più mozzafiato, affascinante e grandioso del mondo.

26 Aprile: trek da ABC a Sinuwa a 2340 m (7 ore di cammino previste)

Sveglia alle 5:30 per alcune foto di rito e uno sguardo al paesaggio con alba in diretta. I raggi del sole squarciano le centinaia di bandierine colorate che sventolano sul campo base.vlcsnap-2013-05-02-21h42m46s130 Sono le classiche bandierine che si vedono ovunque qui: dai tetti delle case agli alberi. Sono di stampo buddista. Ogni colore rappresenta un elemento dal bianco dell’acqua al giallo della terra, dal rosso del fuoco al blu dell’aria per arrivare a quello che mi colpisce di più: il verde dello spazio. Su ognuna di essa c’è un mantra e il loro muoversi al vento tiene lontani il dolore e tutti i mali. Alle 7 circa partenza. Oggi e’ il trek più lungo: 7 ore di cammino verso Sinua. A mezz’ora dalla fine il mio ginocchio sinistro cede.

DSC05983Sono costretto a passare il mio backpack al porter per proseguire con la sola borraccia e un bastone di bamboo per sorreggermi. A Sinuwa possiamo fare una doccia calda e sistemarci nell’alloggio. Molto spartano, come tutti gli altri ma siamo a pieno contatto col villaggio che ci ospita. Qui abbiamo acqua calda e un po’ di elettricita’: un lusso per noi. Ci si rilassa nella saletta dove un gruppo di sole donne guarda appassionatamente una soap opera (forse indiana).

27 Aprile: trek da Sinuwa a Jhinu ( 4 ore di cammino previste)

Il trek di oggi è abbastanza “leggero” viste le poche ore di cammino rispetto a quelle consumate fin’ora. Ci dirigiamo verso Jinhu, nota anche come Hot Spring per la presenza (a circa 30 minuti di cammino da Jinhu) di una foresta all’interno della quale è presente una piscina naturale di acqua calda che affaccia su un piccolo torrente di acqua gelida. Dopo circa 3 ore di cammino arriviamo a Jinhu e dall’alto dell’ultima rampa di gradoni scrutiamo i nomi delle varie guest house riportate sui tetti stessi. Riconosciamo il nostro, posiamo i nostri zaini e ci dirigiamo verso Hot Spring percorrendo un tratto di foresta accompagnati dallo scrosciare dell’acqua del torrente che scorre a pochi passi da noi. Dopo circa mezz’oraDSC05995 siamo lì, il tempo di realizzare la bellezza del posto che siamo già in acqua a rilassarci e goderci qualche ora di riposo. Rientrati nella nostra guest house, una doccia la volo, un paio di snacks e riposo pomeridiano. La sera ci uniamo ad altre persone che intanto sono arrivate nel pomeriggio. Chiediamo per cena pollo fritto e french fries intanto un gruppo di persone locali mette della musica tipica nepalese e comincia a danzare al battere di mani di altri, compresi noi. Intanto chiacchieriamo con un’altra guida che sembra aver un debole per una turista.  Ci facciamo portatori di consigli e lo incoraggiamo a farsi avanti.  Prima di andare a letto, facciamo fuori un pò di insetti che nel frattempo hanno preso possesso nel nostro lodge.

28 Aprile: Trek da Jinhu a Nayapul ( 5/6 ore di cammino previste)

Ultimo giorno di trekking. Sembra interminabile. Verso l’ultima parte del trek incontriamo un gruppo di bambini e bambine dai 4 ai 10 anni che vanno a scuola. Fanno un pezzo di strada con noi facendoci scordare per un pò la fatica. vlcsnap-2013-05-02-20h47m13s9Ci prendono per mano, altri ci parlano, qualcuno ci chiede dei biscotti: purtroppo non ne abbiamo. Qualcuno si aggrappa a noi, altri corrono e ci rincorrono. Per poi salutarci. Siamo a Nayapul e alla fine del trek. Ci aspettano le ultime due ore in auto per arrivare a Pokhara da dove tutto ha avuto inizio.

Il pomeriggio ne approfittiamo per passare 1 ora di relax: massaggio total body. Yeah!!! Per chiudere in bellezza cena in una steak house del posto alla quale invitiamo anche la nostra guida Giri. Divoro quasi mezzo chilo di carne.

29 Aprile

Oggi per far riposare le gambe decidiamo di stressare le braccia. Ragion per cui ci dirigiamo600820_10152778375665554_1306530468_n verso il Trisuli River per un rafting di circa 3 ore (quasi 21 km). Dopo 4 ore di auto da Pokhara al punto di ritrovo per il rafting sulla direttiva per Kathmandu, ci prepariamo con caschetto e giubbotto salvagente. Durante il rafting, abbiamo anche modo di fare un tuffo in acqua per farci trasportare poi dalla corrente. A conclusione del tutto, pranzo a base di Dal Baht e altre 4 ore di auto per arrivare a Kathmandu ed immergerci di nuovo nel caos e nel traffico della città.

30 Aprile

Sistemiamo le ultime cose, un giro per i bazar e poi diritti all’aeroporto per far ritorno a 935423_10152778376250554_825339509_ncasa. Viaggio che, tra spostamenti e attese, sembra non finire più. Poco più di 24 ore durante le quali abbiamo avuto modo di cenare e fare un giro a Muscat in Oman ottenendo il visto per 15 euro e prendendo un taxi per farci portare in centro. Ci colpiscono subito la pulizia e l’ordine che regnano in questa città insieme al sultano, tanto amato dalle persone locali. Oltre tutto ci colpisce anche il prezzo del carburante: 8 litri a poco più di 1 Dollaro.

1 Maggio

Rientro a Milano e all’aeroporto, al varco, mi aspettano come una folla impazzita tutti i miei piccoli pensieri quotidiani dal bollo dell’auto all’affitto di casa, dalle mail di lavoro alla routine giornaliera. Ma tra tutti ce n’è una che per ora se ne sta lì tranquilla, mi scruta e ammicca. Chi è?….la mia prossima meta. Prendo a bordo tutti e, insieme ai tanti ricordi e agli insegnamenti lasciati da questo n-simo viaggio, sorrido al mondo e alla vita perchè in fondo (per quanto poco ci possa sembrare ciò che abbiamo) siamo davvero fortunati. E nella testa ancora quel melodico suono che recita:

Namastè

6 Responses to Nepal

  1. americansimo says:

    Bella Corrado, un sacco di invidia ma anche un sacco di stima. Dove farai il prossimo? Voglio venire anch’io🙂

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  2. Alex says:

    molto bello ed appassionato il tuo racconto..bravo, Corrado!

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  3. Davvero un bel racconto… Un idea di viaggio che da un po’ mi girovaga in testa e che leggendo questo tuo post prende sempre più piede.. Prima o poi ti contatto direttamente per chiederti info più dettagliate… Per ora grazie per averci fatto sognare con il tuo racconto…

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